QSAN Q500: il SAN professionale enterprise

Il primissimo test cui abbiamo sottoposto il Q500 ha previsto la configurazione Raid 0 dei dischi. In dettaglio abbiamo configurato un solo Raid Group (unico array di quattro dischi), all’interno del quale abbiamo creato un unico virtual disk, occupando tutto lo spazio disponibile. Per quanto riguarda le tecnologie di Write-Back e ReadAhead, abbiamo mantenuto attive entrambe le funzionalità.

Di seguito riportiamo i grafici relativi ai test eseguiti su dischi meccanici.

Come ci aspettavamo, i risultati registrati nelle letture sequenziali e nelle scritture sequenziali sono molto positivi. In particolare HDTune fa registrare una banda media di lettura dati di circa 395 Mb/s con picchi (registrati in fase iniziale, grazie alla cache write back) di ben 554 Mb/s. Tale comportamento subisce un overhead contenuto quando si passa al medesimo test con block size di 64Kb: la media di lettura sequenziale rimane a 370 Mb/s, con picchi verso l’alto di 465 Mb/s. Anche DiskMark conferma quanto registrato da HDTune Pro: le letture sequenziali ed a 512Kb fanno registrare valori intorno ai 560 Mb/s.

Dal punto di vista delle scritture sequenziali, le performance sono meno brillanti. In questo caso entra in gioco la limitatezza dei dischi meccanici e delle tempistiche necessarie all’allineamento delle testine sui dischi. In tutti i test di scrittura sequenziale notiamo valori medi nell’ordine dei 150 (HDTune)- 200 (DiskMark) Mb/s.

I test di lettura/scrittura non sequenziali, bensì ad accesso casuale, sono per eccellenza i più ostici per i dischi meccanici. I risultati registrati ce ne danno conferma: DiskMark registra valori di lettura di 52 Mb/s e di scrittura di soli 5,5 Mb/s, in linea con i 12792 IOPS in lettura e 7587 IOPS in scrittura registrati da HDTune. Questi valori non ci sorprendono affatto: si tratta di limiti fisici dei dischi meccanici, difficilmente aggirabili con l’uso di cache e di meccanismi ReadAhead.

Procediamo ora all’analisi delle prestazioni registrate con dischi a stato solido.

La situazione che registriamo con i dischi a stato solido è migliore. Le prestazioni di lettura e scrittura sono praticamente costanti e non registriamo picchi consistenti verso l’alto o verso il basso. Un quadro del genere, di solito, è dovuto ai limiti di banda del dispositivo e non dei dischi. Sappiamo per certo che questi dischi – così configurati – tramite controller Raid hardware dedicati, sono in grado di raggiungere valori oltre 1Gb/s. In questo caso, entrando in gioco l’overhead del protocollo iSCSI e della comunicazione di rete, i risultati sono limitati alle prestazioni del NAS e non a quelle dei dischi.

Il secondo test, eseguito con block size di 64Kb ce ne da conferma: dovendo eseguire scritture / lettura più contenute ma in numero maggiore, l’overhead del protocollo iSCSI è maggiore e fa decadere le prestazioni totali del dispositivo.

In generale, possiamo dire che il test in Raid 0 ci ha soddisfatto: non ci aspettavamo valori di lettura sequenziale così elevati nel caso di dischi meccanici. Ciò dimostra che l’algoritmo ReadAhead funziona bene e riesce a rendere disponibili in cache i dati che il sistema chiederà immediatamente dopo le letture attuali.

Tuttavia, nel caso dei dischi a stato solido, il test mette in evidenza i limiti reali del dispositivo e dell’infrastruttura basata su protocollo iSCSI: utilizzando 4 Kingston KC100, i massimi valori di lettura e scrittura sequenziali non hanno superato i 600 Mb/s in nessun caso. In ambienti diversi (per esempio NAS dotati di controller raid dedicato) questi valori sono raggiungibili, in quanto è possibile spostare una grande quantità di dati senza dover incapsularli nel protocollo SCSI.