G84 e G86, la truffa dei colossi verso i consumatori.

Dopo ben quattro anni e più dall’uscita di questi processori grafici, si possono finalmente tirare le somme di quanto sia stata fallimentare – non per nVidia, ma per i suoi acquirenti – la serie GPU G84 e G86.

Questi chip grafici, per intenderci, sono stati montati su notebook Acer, Asus e addirittura APPLE, con i conseguenti – e si direbbero notevoli – danni all’immagine di aziende come Acer.

Ci stiamo riferendo a tutti i portatili ACER che montano schede video MXM II dedicate, come la 8400m, la 8600gs e la 8600M GT. Questi chip (G84 e G86), se non trattati con estrema (si direbbe surreale ed impossibile da attuare costantemente) cura, tendono a dissaldarsi con il passare del tempo ed a provocare una serie di problematiche non indifferenti che spesso, ahimè, rendono il notebook completamente inutilizzabile.

Alcuni sintomi effettivi sono i seguenti:

  • Schermo del portatile nero, collegando un monitor esterno non si vede nulla ugualmente;
  • Scheda video non correttamente rilevata in gestione risorse
  • Accelerazione grafica non attivabile
  • Artefatti sullo schermo (righe e punti di vari colori)

 

Chiunque abbia avuto un Acer 5920G (cito questo modello, perché a me più famigliare), si è trovato tra le mani una bomba ad orologeria pronta ad esplodere: un anno (a chi è andata male) o esattamente 2 anni e qualche giorno (a chi è andata peggio). Il bello è che, nella maggior parte dei casi, questi difetti si manifestano solo dopo lo scadere della garanzia, il che significa che ci si ritrova a non essere più coperti da garanzia per “problemi di fabbrica”. Chi non ha sottoscritto un contratto di assistenza estesa di qualche anno si è trovato con l’acqua alla gola, costretto a far riparare il notebook a centri specializzati in REBALLING, pagando cifre che vanno dai 150 ai 300 euro (se si parla di centri specializzati risolvono effettivamente il problema per diversi anni, ma non definitivamente). Alcuni falsi periti elettronici si sono poi inventati i più strampalati modi per risolvere il problema di queste schede, come per esempio l’uso di PHONE e FORNI domestici, candele sui chip grafici, friggendo tutta la scheda (nel caso peggiore) oppure sistemandola per un tempo che varia tra i 2 giorni e le due settimane, quanto basta per poter vendere il pc come funzionante e passare la patata bollente ad altri.

 

Ma qual è il vero problema di questi chip?

Lo abbiamo chiesto ad un esperto, che vuole rimanere anonimo. Questo signore lavora nel campo dell’elettronica da un ventennio e conosce veramente bene la materia.

Le schede in questione sono afflitte da un problema gravissimo: lo stagno usato per le saldature delle ‘balls’ dei chip è inadatto, con una composizione troppo leggera di piombo, che fa si che tali saldature cedano con passare del tempo; specialmente se l’ambiente in cui il chip opera è piuttosto caldo. La soluzione definitiva a questo problema – di fatto – non esiste. Andrebbero riprogettate da zero, cambiandone layout, balls e tensioni di lavoro; in altre parole si deve cambiare scheda video. Io faccio il reballing con un macchinario professionale, costatomi qualcosa come sei mila euro. Le schede che riparo tuttavia, sebbene durino molto più tempo rispetto a quelle che si trovano nei notebook al momento dell’acquisto, tendono comunque a ripresentare il problema dopo 5 anni, talvolta anche 3.

Ora che il problema ci pare chiaro, si possono fare ulteriori considerazioni. Nvidia aveva già appreso di questo problema dal 2007, data in cui le prime schede G84 e G86 entrarono in commercio sui notebook di fascia medio-bassa. Tuttavia, si è aspettato a lungo, senza avvisare i possessori delle GPU a rischio. Quando i commercianti ed i sistemisti si sono trovati ad avere indietro una mole impressionante di HP DV6000 e Acer 59XX e 55XX, tutti con gli stessi sintomi, è stato facile fare due più due. Il punto è che tali problematiche si sono scoperte oltre il tempo limite della garanzia e la maggior parte degli utenti che aveva acquistato questi notebook si è trovata a dover scegliere tra:

-          Sostituire la scheda video con una nuova, dal costo di 200 euro e di non facile reperibilità

-          Acquistare un nuovo notebook

Chi, trascorsi due anni, dovendo spendere la bellezza di duecento euro con la consapevolezza che il problema si presenterà di nuovo si sarebbe permesso di sistemare la scheda video con il reballing? Chi ne avrebbe comprata una identica per poi verificare che anche quelle nuove fossero affette dallo stesso problema? Probabilmente in molti ci sono cascati, credendo nelle FIX ridicole dei vari produttori che – semplicemente – innalzavano i valori di tensione delle ventole facendole roteare più in fretta e più spesso, al fine di raffreddare maggiormente l’ambiente in cui le GPU si trovavano ad operare.

Ma molti altri, diffidenti e consapevoli di cosa stesse accadendo, hanno dovuto acquistare un nuovo PC.

 

Ma la garanzia era scaduta, Acer, Asus, HP, Apple e nVidia non erano tenuti a sostituire le schede.

Questo è vero, perché la legge europea afferma che un difetto di conformità va denunciato entro e non oltre i due anni solari dalla data dell’acquisto.

C’è però una questione sottile, ma di enorme importanza. Nvidia ed i suoi produttori lo sapevano: hanno compreso i problemi di questi chip nei momenti in cui la garanzia era ancora valida. Tuttavia, non fornendo tali informazioni ai detentori di questi “notebook ad orologeria”, l’azienda californiana insieme ai vari partner ha volontariamente nascosto il problema a tutti; negando la possibilità di sostituire per tempo il prodotto con difetti di fabbricazione clamorosi. Non spettava di certo a nVidia ritirare le schede dal mercato, ma ai suoi produttori, Acer in primis. Ovviamente l’azienda taiwanese non si è mossa, non ha detto nulla ed ha continuato anzi a vendere – pubblicizzandoli – i propri “portatili a orologeria”, guadagnandosi la fama che tutt’oggi la contraddistingue: <<produttrice di notebook per la fascia bassa del mercato, di scarso valore e qualità>> (citazione di alcuni utenti del web che hanno subito pesanti ripercussioni economiche da questa vicenda).

 

Cosa si può fare quindi?

Le strade da seguire sono poche. Un colosso come nVidia, seguito dai partner ancora più economicamente potenti quali Acer, HP ed ASUS, non può essere sfidato dal singolo utente che, preso dal rammarico più totale, intraprende un’azione legale contro tali aziende. Ci vorrebbe una sorta di azione da parte dell’anti-trust, perché quello che è accaduto può essere sintetizzato come “una truffa enorme nella storia dell’informatica”, ai danni di consumatori e rivenditori. 

 

Dal mio canto, come promotore dell'informazione, ho inviato una email sia ad nVidia che ad Acer ed HP per metterli al corrente di quanto riportato in questo articolo, nella speranza che una loro risposta possa fare in modo che si faccia chiarezza su quanto avvenuto.