Noctua NH-L9x65: piccolo e potente

La scelta dei componenti da utilizzare per poter testare questo piccolo dissipatore ci permette di riflettere su quale sia il target che Noctua vorrebbe coprire con il NH-L9x65.

In primo luogo dobbiamo considerare che il dissipatore in oggetto è stato pensato per essere super compatibile, non solo con diverse cpu, ma anche con la maggior parte delle schede madri. Anzi, uno degli aspetti più pubblicizzati da Noctua è proprio la massima compatibilità con schede madri “difficili”: mini ITX, micro ATX e ATX, dove esistono particolari vincoli. Tali vincoli possono essere la vicinanza degli slot ram al socket della cpu, così come la vicinanza dello slot PCI-Express al socket della CPU. Tali restrizioni diventano ancora più marcate negli ambienti embedded, dove lo spazio è il fattore principale da tenere sotto controllo.

D’altronde chi acquista un dissipatore non stock per la propria CPU lo fa, in generale, per due motivi: massimizzare la prestazione e/o limitare la rumorosità. La prima possibilità è un’esigenza comune ai gamer ed agli appassionati, mentre la seconda riguarda l’ambiente enterprise e professionale. La forte crescita di vendite per i sistemi da gioco compatti e facilmente trasportabili rende queste soluzioni ancora più in voga: non è raro assemblare sistemi da gioco su piattaforme micro ATX o addirittura mini ITX.

Nel nostro caso abbiamo scelto di testare questo componente su un ambiente enterprise, dove i limiti di spazio verticale sono una vera tragedia: disporre di un dissipatore classico in grado di alloggiare all’interno di un cassetto a rack è piuttosto raro. Per tale ragione, avendo a disposizione un server QSAN U221, abbiamo deciso di utilizzare tale infrastruttura per i nostri test.

Processore Intel Xeon E3-1225v3
Ram 4 x Kyngston 8 Gb DDR3 1600MHz ECC
Hard Disk WD Caviar Black 750Gb
Network 2 x 1Gb Intel
  2 x 10 Gb Broadcom
Alimentazione 2 x 550W Ridondante
Enclosure Rackmount 2U

 

Il principale software di benchmarking è stato Prime95: grazie a questo utile programma abbiamo sottoposto la CPU al carico computazionale massimo che essa può sopportare, simulando ambienti di calcolo intensivo. Successivamente abbiamo ulteriormente aumentato lo stress complessivo del sistema eseguendo algoritmi che prevedono notevoli carichi di lavoro anche per le memorie ram, le quali contribuiscono a scaldare l’aria all’interno dell’enclosure del server.

Per ogni test abbiamo confrontato i risultati ottenuti sia dal L9x65 senza L.N.A, sia con l'uso dell'adattatore low-noise, sia con i risultati ottenuti dal dissipatore stock del server. In tutti i casi abbiamo mantenuto attive le ventole di raffreddamento del rack, necessarie per raffreddare i dischi e la componentistica lontana dalla mainbard.