Antec P380: nessun compromesso

Sebbene, per quanto anticipato, l’analisi della facciata frontale del case possa sembrare banale, è molto interessante analizzare il design estetico e tecnico adottato da Antec per il P380.

Innanzitutto il pannello frontale non è propriamente connesso allo chassis, bensì esiste un “corridoio” – “cuscinetto d’aria” tra la lastra di alluminio e lo scheletro del cabinet, di circa 2,5 cm. Il motivo che giustifica l’esistenza di questo spazio tra il case e il suo pannello frontale è legato alla necessità di favorire un influsso d’aria dalla parte frontale, favorito dalle apposite ventole frontali, senza però dover bucare o forare il pannello d’alluminio. L’unico mood per raggiungere ambo gli obiettivi è appunto quello di lasciare un interspazio tra maschera frontale e case, dai cui lati fluirà l’aria fredda in ingresso al cabinet.

Anziché chiudere questa parte del case, Antec ha invece scelto di fare di questo spessore un vero e proprio elemento estetico di raffinatezza: la lastra di alluminio sembra costituire una corazza indistruttibile per il cabinet, proprio perché i due elementi sembrano essere modularmente separabili: l’alluminio esterno diventa quindi una sorta di scudo per il nostro case.

Inoltre, qualora non si intenda installare ventole frontali, è possibile montare la staffa di alloggiamento per drive ottici slim, interponendola tra la lastra di alluminio frontale e lo scheletro del case.

Il buon vecchio layout del pannello frontale, caratteristico della famiglia Performance di Antec, si rinnova completamente. Più nello specifico, nella parte frontale non troviamo più tutti i connettori di IO, bensì solamente il pulsante di accensione e quello di reset. Anche in questo caso la novità consiste nel cambiamento dello stile dei pulsanti: i vecchi pulsanti tondi di accensione e reset sono stati sostituiti dai pulsanti rettangolari in plastica, ricavati direttamente dalla plastica del case. Si tratta della stessa tipologie di pulsanti adottata per i case della famiglia Hundreds. Il posizionamento dei pulsanti non è affatto casuale: questi sono stati disposti nella parte frontale del case ma sono nascosti e “protetti”: chi non conosce il case impiegherà un po’ a capire dove sono installati. Una volta scoperti, ci si accorge che tali pulsanti non sono difficili da raggiungere. Unica pecca di questa configurazione sta nel fatto che è difficile ricordare, almeno per i primi tempi, quale sia il pulsante di reset e quale sia quello di accensione/spegnimento.

Nonostante Antec abbia molto puntato sull’aspetto estetico di questo cabinet, non poteva però sottrarsi al garantire una buona usabilità. Ecco perché le connessioni di IO non sono state rimosse dal pannello frontale, ma semplicemente spostate, riadattando parte del corridoio superiore tra case e lastra di alluminio per ospitare l’alloggiamento del pannello IO.

Come possiamo osservare dalle foto, le connessioni che il case mette a disposizione dell’utente sono:

  • 2x USB 3.0
  • 2x USB 2.0
  • Ingresso microfono
  • Uscita cuffie

Come ogni case di recente fabbricazione, anche il P380 offre le connessioni USB 3.0 native: per supportarle la mainboard dovrà disporre degli appositi socket. Vengono inoltre messe a disposizione due porte USB 2.0. Una peculiarità del pannello di IO è la sua mobilità: è infatti possibile sportarlo dal lato sinistro al lato destro del pannello superiore.

Riteniamo oculata la nuova posizione del pannello di IO e la possibilità di cambiarne l’orientamento. Alcuni potrebbero obiettare che, qualora si installasse il pc all’interno di un porta-pc da scrivania, eventuali pendrive USB sarebbero scomode da installare in quella parte del case, poiché “cozzerebbero” con il pannello della scrivania. Tuttavia, visto l’obiettivo di questo case, riteniamo che chiunque lo acquistasse lo farebbe per metterlo in mostra e non di certo sotto una scrivania.

Per quanto riguarda il pannello superiore, anche in questo caso a farla da protagonista v’è la lastra di alluminio che fa parte dello “scudo” del P380. Anche in questo caso non vi sono fori per il passaggio dell’aria nell’alluminio esterno e troviamo comunque due ventole da 140 mm dietro la lastra di alluminio rifinita. Antec ha perciò lasciato uno spazio di circa 2,5 cm tra lo scheletro superiore del case (dove sono alloggiate le due ventole da 140 mm) e la lastra superiore, creando una buona presa d’aria. In questo caso, però, l’interspazio non è liberamente visibile. Infatti, a proteggere questa camera d’aria, troviamo una lastra di plastica forata verticalmente, che crea un vero e proprio effetto di presa d’aria, sia sulla facciata sinistra che su quella destra del case. Osservando il pannello superiore dalla parte posteriore notiamo invece uno spazio vuoto, tra lo scudo e il case: l’obiettivo in questo caso è quello di massimizzare l’espulsione dell’aria sulla parte posteriore, permettendo a tutta l’aria che si immagazzina sulla parte superiore di fuoriuscire dal bocchettone posteriore.